IL DESIGN DELLA COMUNICAZIONE
Stefano Belardinelli, Art director 2W2M
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IL DESIGN DELLA COMUNICAZIONE

Stefano Belardinelli, Art director 2W2M

Ci racconti il tuo percorso professionale che ti porta nel mondo della moda? Molto probabilmente la parola che meglio descrive il mio percorso professionale è “flipper”... come la pallina di un flipper, infatti, non ho mai seguito un percorso lineare e “programmato” ma ho semplicemente cercato di sfruttare al meglio le angolazioni e i rimbalzi per generare traiettorie il più possibile efficaci con l’obiettivo di battere il record e perché no, vincere una nuova partita. Il mondo della moda rappresenta uno di quei rimbalzi che, affrontati a partita già iniziata, attiva nuovi bersagli da colpire e nuove possibilità per fare punti, una nuova sfida dunque anche se, in fin dei conti, il gioco e le regole sono sempre le stesse.

Quant'è importante a tuo avviso il design nella buona comunicazione? Per rispondere alla domanda bisognerebbe prima definire quale significato attribuiamo alla parola design. Oggi tutto è design, dalla moda all'architettura, dall'urbanistica alla grafica, dall’ingegneria al cibo, ecc. Fondamentalmente condivido questa concezione e personalmente ritengo che anche una brava massaia svolga un’attività di design quando si appresta a fare la spesa, ovviamente se detta spesa è il frutto della valutazione delle necessità della propria famiglia in relazione al budget disponibile ed alla possibilità di reinterpretare le materie acquistate per soddisfare al meglio le diversificate necessità alimentari ed i gusti dei membri della propria famiglia. Tutto ciò perché ritengo sbagliato usare la parola design per definire l’estetica o lo stile, per me design significa “progettazione” nulla di più e nulla di meno. Considerando quindi che la progettualità è un elemento fondamentale per una buona comunicazione, non posso che rispondere dicendo: “non esiste buona comunicazione senza design”.

Quali sono le tue ispirazioni, dove fai attività di "cool hunting" per i tuoi progetti? Anche sotto questo aspetto non ho un sistema di lavoro lineare, nell’affrontare un progetto non cerco mai l’ispirazione, preferisco piuttosto lasciarmi “contaminare” da tutto ciò che mi circonda indipendentemente dal fatto che sia il più famoso esponente del settore o il mio vicino di casa. Osservare cose e persone non significa necessariamente capirle o organizzarle ma semplicemente assorbirle. Da bambino passavo intere giornate a giocare con le costruzioni, la mia prima azione consisteva nel raccogliere tutti i mattoncini ed i piccoli oggetti che c’erano in casa, indipendentemente dalla marca, dal disegno e tanto meno dal fatto che potessero incastrarsi gli uni con gli altri. Sicuramente nel vedere cotanti incastri strampalati l’ingegnere che tanto aveva fatto per garantire un razionale quanto noioso incastro dei pezzi sarebbe scoppiato a piangere… ciò nonostante mi piace pensare che, seppur poco “ortodosse”, le mie composizioni fossero decisamente ricche di personalità. Non so se sia un bene, ma seppur arricchito da studi ed esperienze, credo ancora di mutuare il metodo di ricerca e progettazione di un bambino di sei anni.

 
 
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